Dichiarazione tardiva o omessa: la guida completa

di Francesco Aquilino
dichiarazione tardiva o omessa

Il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi è passato, ma vuoi procedere comunque all’invio? Ecco tutto ciò che devi sapere sulla dichiarazione tardiva o omessa: scadenze, sanzioni, ravvedimento operoso e non solo.

Può capitare di dover effettuare l’invio della dichiarazione dei redditi oltre la scadenza. I motivi che portano a questo possono essere molteplici. Ma, una volta oltrepassati i termini, è importante fare attenzione a limitare i danni, contenendo l’importo delle sanzioni. Proprio per questo motivo, analizziamo nel dettaglio i concetti di:

  • dichiarazione dei redditi tardiva;
  • dichiarazione dei redditi omessa.

Ecco per te una semplice guida.

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Dichiarazione tardiva o omessa: qual è la differenza?

Quando si parla di dichiarazione tardiva o dichiarazione omessa, ciò che è certo è il mancato rispetto del termine ordinario fissato per l’invio. Detto questo, laddove l’invio sia effettuato entro 90 giorni dalla naturale scadenza, siamo in presenza di una dichiarazione tardiva. Per esempio, in relazione al Modello Redditi 2020, il cui termine ultimo per l’invio è fissato al 10 dicembre 2020, si considera tardiva la dichiarazione trasmessa oltre la scadenza ma entro il 10 marzo 2021. Diversa è la fattispecie dalla dichiarazione integrativa, che presuppone un precedente invio già effettuato.

Nei casi in cui, invece, passati 90 giorni dalla scadenza non sia ancora stata inviata la dichiarazione dei redditi, si rientra nella fattispecie della dichiarazione omessa. Ciò anche quando, successivamente, si procede all’invio del dichiarativo. Vedremo in seguito. però, come anche in caso di dichiarazione omessa, la data di effettuazione dell’eventuale invio tardivo rilevi ai fini del calcolo delle sanzioni.

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Dichiarazione tardiva: sanzioni dovute e ravvedimento operoso

La dichiarazione tardiva è sempre soggetta alla sanzione in misura fissa pari a 250 euro, come previsto dall’articolo 1, comma 1, del D.lgs. n. 471 del 1997. Tale sanzione può in ogni caso essere ridotta ad 1/10, ossia a 25 euro, grazie al ricorso all’istituto del ravvedimento operoso.

A tale importo vanno sommati sanzione ed interessi per il tardivo versamento, nei casi in cui dalla dichiarazione emerga un debito d’imposta. Anche in relazione a questi importi è possibile mettersi in regola con il ravvedimento.

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Dichiarazione omessa: le sanzioni dovute variano in base alla data di invio

Trascorso il termine di 90 giorni dalla scadenza ordinaria di presentazione, la dichiarazione si considera omessa. Tale situazione non varia anche a seguito di un eventuale invio successivo. Ciò che invece varia a seconda della data dell’invio è l’ammontare delle sanzioni dovute.

Infatti, l’omessa dichiarazione comporta di per sé l’applicazione di una sanzione compresa tra il 120% e il 240% delle imposte dovute, con un minimo di 250 euro. Nel caso in cui non siano dovute imposte si applica una sanzione da 250 a 1000 euro.

Ma, se la dichiarazione omessa è presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, la sanzione si riduce ad importo compreso tra:

  • il 60% e il 120% delle imposte dovute;
  • 150 e 500 euro, qualora non siano dovute imposte.

In caso di dichiarazione omessa non è consentita la regolarizzazione spontanea tramite ravvedimento operoso.

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